Da manager a imprenditore: un processo di evoluzione organizzativa basato sulla padronanza personale (Parte 1)

01.10.2018

Questo è il primo articolo di una nuova serie dedicata a un tema che, negli ultimi anni, ha inciso profondamente sulla mia evoluzione professionale: la trasformazione da tecnico-manager a imprenditore consapevole.

Parlare di sicurezza consapevole, organizzazione e leadership senza partire dall'individuo sarebbe incoerente. Per questo ho scelto di iniziare dalla mia esperienza personale.

Quando ho fondato Normachem, più di dieci anni fa, ero convinto di voler fare il consulente. Un libero professionista con competenze tecniche solide in ambito chimico e HSE.

Non avevo pianificato di guidare un'organizzazione in crescita, né di confrontarmi con le dinamiche complesse che emergono quando un progetto individuale diventa un'impresa strutturata.

La crescita è stata più rapida del previsto.
E con essa sono aumentate relazioni, aspettative, conflitti, dipendenze, richieste di guida.

La parte tecnica non rappresentava una difficoltà: era il mio terreno naturale.
La vera sfida era la gestione delle persone.

Per lungo tempo ho interpretato il ruolo del leader come quello di un "genitore affettivo": presente, protettivo, mediatore costante dei conflitti. Sempre disponibile. Sempre coinvolto.

Questo approccio, inizialmente efficace, nel tempo ha mostrato un limite evidente: stavo diventando io stesso il collo di bottiglia dell'organizzazione.

Quando ogni decisione passa dal fondatore, quando ogni conflitto richiede la sua presenza, quando l'autonomia fatica a svilupparsi, la crescita rallenta. E la fatica aumenta.

La svolta è arrivata quando ho iniziato a mettere in discussione non l'organizzazione, ma me stesso.

Ho incontrato Loghya e il metodo della Padronanza Personale proposto da Cesare Caterisano. Un approccio che ribalta la prospettiva tradizionale: prima di guidare gli altri, occorre imparare a guidare sé stessi.

La parola chiave diventa individuo.

Rimettere l'essere umano al centro dell'organizzazione non significa essere più "buoni" o più permissivi. Significa creare un contesto in cui bisogni personali, scopi individuali e obiettivi aziendali possano dialogare.

Da qui nasce un nuovo patto relazionale tra impresa e collaboratori.

Quando oggi accogliamo una nuova persona in azienda, l'augurio che le rivolgo è semplice:
che possa trovare un ambiente capace di valorizzare le proprie attitudini e permetterle di sentirsi pienamente realizzata.

Ma questo percorso non si esaurisce nella consapevolezza personale.
Il passaggio successivo è comprendere cosa distingue davvero un manager da un imprenditore.

Ne parlerò nel prossimo articolo.