Da manager a imprenditore: un processo di evoluzione organizzativa basato sulla padronanza personale (parte 2)

17.04.2019

Nel primo articolo ho raccontato il momento in cui ho compreso di essere diventato il limite alla crescita della mia stessa azienda.

In questo secondo capitolo voglio affrontare una distinzione fondamentale: la differenza tra essere manager ed essere imprenditore.

Quando un'azienda cresce rapidamente, la complessità aumenta in modo esponenziale. Nuove persone, nuove responsabilità, nuove aspettative.

Il fondatore si trova a dover strutturare processi, sostenere la crescita professionale dei collaboratori, integrare culture e competenze differenti.

In questa fase è facile scivolare in due errori opposti:

  • controllare tutto;

  • delegare senza costruire autonomia.

Nel mio caso, la tendenza era quella di presidiare ogni processo, essere sempre disponibile, intervenire in ogni conflitto.

Più l'organizzazione cresceva, più aumentava il mio carico. E più cresceva la frustrazione per la mancanza di autonomia che percepivo negli altri.

La domanda che mi sono posto è stata semplice ma scomoda:
quanto di questa situazione era generato dalle mie paure?

Diventare imprenditore non significa solo assumersi un rischio economico. Significa assumersi la responsabilità delle dinamiche che si creano intorno a sé.

La Padronanza Personale, secondo il metodo Loghya, parte proprio da questo presupposto: molti dei nostri comportamenti organizzativi derivano da schemi mentali radicati. Alcuni utili, altri limitanti.

Comprenderli non è un esercizio teorico. È un lavoro concreto su di sé.

Solo quando ho iniziato a lavorare sulle mie paure – di perdere controllo, di non essere necessario, di non essere all'altezza – ho potuto costruire un modello diverso.

Un modello in cui:

  • l'autonomia viene sviluppata e non solo richiesta;

  • la responsabilità è distribuita;

  • la comunicazione diventa più fluida;

  • la strategia è condivisa e non solo comunicata.

Un'organizzazione guidata da un management più consapevole non è semplicemente più "serena". È più efficace.

Oggi posso dire che la vera transizione non è stata da tecnico a imprenditore.
È stata da esecutore centrale a facilitatore di leadership diffusa.

E forse il punto più importante è questo: per diventare imprenditori capaci di guidare mercati complessi e internazionali, dobbiamo prima imparare a essere manager di noi stessi.