Il futuro della chimica: tra sviluppo sostenibile, regolazione europea e nuova responsabilità industriale

18.10.2019

Sempre più spesso, durante le lezioni universitarie o nei confronti con i clienti, mi viene posta una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata quasi provocatoria: quale sarà il futuro della chimica?

La domanda nasce da un cambiamento evidente. L'ambiente è diventato un tema centrale nel dibattito pubblico, economico e politico. Le notizie su cambiamenti climatici, contaminazioni ambientali e gestione delle sostanze chimiche occupano ormai uno spazio costante nei media e nelle scelte strategiche delle imprese.

Fenomeni come l'abbandono progressivo della plastica monouso, le strategie "plastic-free" adottate da grandi marchi o la crescente attenzione dei brand della moda alla sicurezza chimica dei prodotti non sono semplici operazioni di marketing. Sono il riflesso di una trasformazione culturale e regolatoria profonda.

Un passaggio chiave è stato l'impegno assunto dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen di rendere l'Europa climaticamente neutrale entro il 2050 attraverso il Green Deal. Una dichiarazione che si inserisce in un percorso politico e normativo iniziato molto prima.

Per comprendere il presente occorre infatti guardare indietro di quasi trent'anni.

Dalle decisioni globali alla nuova politica chimica europea

Il punto di svolta globale è stato il Summit di Rio de Janeiro del 1992, ufficialmente Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo. Da quell'evento nacquero la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, il successivo Protocollo di Kyoto e l'Agenda 21, introducendo in modo sistematico il concetto di sviluppo sostenibile.

L'Europa, che già dagli anni Sessanta legiferava in materia di sostanze chimiche, trovò in quell'accordo politico internazionale l'impulso per rivedere profondamente il proprio approccio regolatorio.

Nel 2001 venne pubblicato il Libro Bianco "Strategia per una politica futura in materia di sostanze chimiche", documento che possiamo considerare il vero punto di partenza della moderna politica chimica europea. Da lì nasceranno pochi anni dopo il Regolamento REACH e il Regolamento CLP, strumenti cardine per la registrazione, valutazione, autorizzazione e classificazione delle sostanze chimiche.

Accanto a questi si sono sviluppati altri regolamenti settoriali fondamentali, come la disciplina sui composti organici volatili, il regolamento detergenti, la normativa RoHS sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche e molte altre misure che hanno progressivamente innalzato il livello di tutela.

Cosa è cambiato davvero negli ultimi vent'anni

Negli ultimi diciotto anni l'Europa ha ristretto in modo significativo le maglie dell'utilizzo delle sostanze chimiche. Non si è trattato solo di introdurre nuovi obblighi burocratici, ma di modificare il paradigma: dall'assenza di dati alla responsabilità dell'impresa nel dimostrare la sicurezza.

Oggi parliamo di:

  • maggiore conoscenza delle proprietà delle sostanze
  • strumenti più sofisticati di valutazione dell'esposizione
  • progressiva eliminazione o sostituzione delle sostanze estremamente preoccupanti
  • maggiore trasparenza lungo le catene di approvvigionamento

Questo non significa soltanto più tutela per lavoratori e cittadini. Significa anche stimolo all'innovazione. La pressione regolatoria ha spinto le imprese a sviluppare processi più efficienti, prodotti con migliori performance ambientali e soluzioni alternative più sostenibili.

La chimica non è stata frenata: è stata guidata.

Quale futuro per la chimica?

Non abbiamo la capacità di fare previsioni certe, ma possiamo leggere le tendenze.

Da un lato, una crescente sensibilità sociale verso il "vivere sano". Dall'altro, una politica europea sempre più orientata alla neutralità climatica, alla strategia per la sostenibilità delle sostanze chimiche e alla transizione verso l'economia circolare.

Il futuro della chimica non sarà un ritorno al passato, né una sua demonizzazione. Sarà, con ogni probabilità, una chimica sempre più integrata nei principi di sostenibilità, sicurezza e responsabilità industriale.

La vera trasformazione non sta nell'eliminare la chimica dalla nostra vita - cosa impossibile - ma nel governarla meglio.

E in questo percorso la regolazione europea ha dimostrato di poter essere non solo uno strumento di controllo, ma anche un motore di evoluzione tecnologica e culturale.